TraSogno e Realtà
In Un Lontano Giorno Di Primavera
E' Pasqua,prendi la tua croce e vieni con me,
di qui a poco mi vedrai salire sulla mia in solitudine
ai margini mistici dell'abbandono.
Vivo in mezzo ad una spelonca di ladri,
che affligge e mortifica i miei sentimenti;
è la mediocrità che mi condanna.
Esseri incapaci d'amore, squallidi, ingrigiti,
non capaci di ricevere nell'animo l'ebbrezza della primavera,
di percepire le cose belle e pure,le virtù dell'antica stirpe.
La terra rimane sempre una buona madre
che mi accoglie,mentre muoio,
sopra di me i cieli spaziano a vista d'occhio,
sento il canto chiaro delle allodole che volano festose.
mentre a poco a poco la vita fugge,
accanto l' albero di mandorlo in fiore,
specchio candido della primavera.
In lontananza vedo il gregge addormentato al sole
e i buoi che arrancano indolenti di traverso
col carico delle masserizie.
L'acqua della fonte si è zebrata d'argento
e il suono delle campane vi si spegne dentro con un eco sonoro.
Le ombre della sera mi avvolgono in silenzio,
gli alberi hanno fretta di fiorire,
mentre le palme hanno una grazia dolorosa e smorta.
Il canto del "Passio"mette nell'animo una struggente malinconia,
è l'ora del calvario,della croce, dei chiodi,delle scale
e dell'eterna Tragedia di Cristo
Le acque lustrali non mi salveranno dalla morte,
odo tuttavia ,piena di fervore, una musica battuta a tempo
e nella mezz'ombra dei palazzi,un canto cadenzato di donne,
un frugolio gaio e brioso di una vocina brillante,
che lieta gli angeli inteneriti e stupefatti
dalle notti innocenti e serene.
Si vedono ombre bianche e nere
così lievi da sfiorare la terra con i loro piedi
e le pietre delle strade con i loro mantelli.
Nell'aria pulita c'è odor d'incenso e di preghiera,
come immensa chiesa ove Cristo
con le piaghe insanguinanti è sospeso tra cielo e terra.
Amore immolato meditabondo
come un'anima che naufraga in un mare di dolcezza.
Nella quieta alberata, lo sguardo mio si ferma
in un'immagine di Cristo dalle braccia inchiodate
e una mano staccandosi dal legno, m'invita.
come d'incanto rimango sospeso, estasiato,
porgo la mia mano che rimane bagnata dalle stimmate
e sento tutto il suo dolore.
Intorno nella campagna verde risaltavano i fiori
e più vicino le rose traboccavano di fuoco,
i gladioli selvaggi sbocciavano a lampada
color fondo velluto come le notti serene
sino ad intenerirmi
ed alzare gli occhi al cielo stupiti da tanta bellezza.
Nell'imbrunire visioni diafane angeliche
dal sapore soavissimo da rimaner turbato dolcemente,
mentre le ombre delle case si allungavano,
il cielo in solitudine è di uno azzurro cupo incantevole.
Al mattino le vie del cielo si mostravano in tutto il loro splendore.
è troppo bello il Paradiso!
E' più consona all'anima mia la campagna sparuta,
con qualche albero spennacchiato.
"Spuleggio"fuggo in gran fretta dalla città
per trovarmi sperduto in mezzo alla natura.
è dolce fermarsi,non si odono più le voci,i canti,
ho bisogno del deserto;amo restar solo per respirare aria pura,
in un raggio di sole ho trovato un tesoro.
Come d'incanto l'estasi si scioglie,è l'agonia di Gesù.
mi trovo con dolore immerso nella campagna taciturna
come un passero bagnato dalla pioggia.
Ho sognato di essere perduto tra i perduti
e non sentirmi più turbato tra gli smarriti.
utopia degli sventurati che non hanno accesso alla speranza.
Leopold Persidi -Roma. 13-11-2004-