LACERO


Pian piano con le tue zampette felpate,
senza alcun rumore o ch’io ti vedessi,
sei venuto da me, peregrino, a chiedere soccorso.
Lacero smagrito, pieno di paura, hai avuto pietą di me,
mentr’io ti cercavo, con grande ansia, smarrito.
Eri ricoperto di un mantello "logoro di panico",
e una evidente, cospicua, dose di dolore.
Ti ho levato il peso dell’emarginazione
e della solitudine che ti costringeva a celarti,
ho scrollato il fango, della tristezza, che ti ricopriva
scagliandolo sui mortali che ti hanno fatto del male
e sei rimasto vicino a me per consolarmi.
Povero reietto sei approdato da me,
fuggitivo dalle nefandezze dei malvagi schiavizzati,
si sono venduti a basso prezzo alla falsa presunzione
di appartenenza alla specie superiore,
in realtą, illusi, non sono altro che rifiuti.



Leopold Persidi Roma.16-03-2007

 

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Poesie per Sognare

Biografia di Leopold Persidi

 

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